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Atto II. Calderón recita un passo del Mágico prodigioso, Góngora un suo romance, Quevedo un suo sonetto.

 

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Atto V, 2º quadro, scena I. Góngora recita quattro versi di gusto culterano («Nuestra Reina descollaba / como la rosa de Abril / entre las plantas humildes / de aquel humano jardín»), mentre vien messo in bocca a Calderón un passo descrittivo in romance che ricorda moltissimi brani analoghi delle commedie secentesche.

 

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Atto III, 1º quadro.

 

214

Non vi sono certamente estranee le scene del 1º e del 2º atto, ambientate di notte, con lo sfondo di un incendio e di un ossessionante rintocco di campane a martello.

 

215

Non solo è parodistico, in generale, l'assunto dell'opera che si fonda su di un Luis de León in preda a una violenta passione amorosa, ma compaiono anche battute che suonano assurde in bocca a un tale personaggio: si veda la scena 14ª dell'atto III, in cui Luis, dopo aver ferito il Marqués, si fa beffe dei soldati che vorrebbero catturarlo, dichiarando come un qualsiasi eroe romantico satanico: «No a fe, / que el infierno va commigo».

 

216

Mancano totalmente, per esempio, in Bárbara Blomberg e in Antonio Pérez y Felipe II.

 

217

Sono numerose le invenzioni, che tuttavia l'autore giustifica in vario modo: l'ingresso della regina in Valladolid avviene secondo lo stratagemma che le storie le attribuiscono per l'ingresso in Segovia (cfr. I, 1 e nota 3); ad Alfonso Martínez sono attribuite le doti di Guzmán el Bueno (cfr. ivi e nota 5); il clamoroso ingresso di María nel monastero «de las Huelgas» è ritenuto verosimile per varie congetture (cfr. III, 6 e nota 46) ecc.

 

218

Il recensore della Gaceta de Madrid del 27-7-1837, rilevata la somiglianza fra la situazione descritta nel dramma e quella vissuta al presente dalla nazione, sottolineava che l'autore non aveva risparmiato precise allusioni «para más asegurar el éxito de su obra»; e soggiungeva che, nonostante gli indubbi meriti dell'opera, «en otras circunstancias no hubiera obtenido ésta los aplausos entusiásticos que ahora ha conseguido, y mucho se engaña el que todos aquellos los atribuya al drama, y no a las alusiones que encierra».

 

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Recensione a Don Fernando el Emplazado, in Eco del Comercio del 3-12-1837.

 

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È forse superfluo ricordare le numerose misure anticlericali di quegli anni, dalla soppressione della Compagnia di Gesù ad opera del governo Toreno, all'incorporazione dei beni ecclesiastici effettuata dal governo Mendizábal, alle leggi anticlericali emanate da Calatrava. Non si può neppure escludere a priori, da parte dei drammaturghi, una ricerca di popolarità, considerato il diffuso anticlericalismo anche a livello popolare, che nel 34 e nel 35 era esploso nelle tristemente famose «matanzas de frailes».