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Recensione a Abén-Humeya, in El Español, 12-6-1836, ora in BAE CXXVIII, p. 225.
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Il dramma narra la storia di un ossessivo ricatto cui è sottoposta la protagonista, che il marito perseguita fino al punto da farsi creder morto per terrorizzarla con supposte visioni e da obbligarla ad assistere all'agonia di un suo antico innamorato. Come si vede, una vicenda di sfondo satanico collocabile in qualsiasi tempo e luogo.
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Si tratta di un'abusata trama di amori, persecuzioni, agnizioni finali: Fernando libera María, catturata in seguito alla rivolta dei moriscos; per questo, egli e la sua amata sono sottoposti a un duro giudizio, da cui escono liberi essendo stati riconosciuti entrambi come figli di due giudici.
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Más vale llegar a tiempo que rondar un año e Ganar perdiendo; di stampo romantico di maniera è invece la più antica Vivir loco y morir más.
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Cfr. II, 9: «ELVIRA. Caballero, / sois audaz. REY. Soy español; III, 2: PEDRO. Ya os toleré demasiado, / que tengo sangre española; III, 4: ELVIRA. que manche no temáis vuestros blasones; / hija vuestra nací, nací española». Con questo patriottismo di maniera Zorrilla blandiva facilmente il suo pubblico e poteva presentarsi come il campione della tradizione nazionale. Ma in realtà, nonostante le numerose asserzioni in questo senso da parte di molta critica (cfr., per esempio, PEERS, Historia del movim., cit., II, p. 270) e dello stesso Zorrilla, il suo teatro -tranne qualche esperimento giovanile e la refundición de Las Travesuras de Pantoja- è lontanissimo da quello barocco sia per le trame, sia per le strutture, il linguaggio, il carattere dei personaggi e, in generale, per lo spirito animatore. Nonostante le sue proteste, Zorrilla rimane assai più vicino ai deprecati Hugo e Dumas che agli incensati Lope e Calderón.
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Sul tema del plazo nel teatro romantico si leggano le belle pagine che vi dedica il CASALDUERO, Estudios, cit., pp. 225-27.
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A differenza di Segismundo, che, come si accennava precedentemente, fa tesoro delle esperienze del passato per modellare l'avvenire, la sua esistenza si svolge nell'ambito di un presente continuamente mutevole in cui il passato perennemente riemerge.
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Cfr. sopra p. 12.
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È una situazione che pare emblematicamente descritta da Romero Larrañaga, il quale così allude alla potenza mitizzante del tempo:
hay tan preciosos recuerdos
que tienen absorta el alma,
y embargan los pensamientos,
y este castillo a mi mente
como un fantástico sueño
de delicias los presenta.
(Doña Jimena de Ordóñez, II, 2)
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Qualche volta anche questo mondo sembra animarsi, come nella descrizione che Ordaz compie di un paesaggio notturno medievale: «si a ciegas camino / en medio de oscura noche, / me agrada ver a lo lejos / gótica opulenta torre / rojas luces exhalando, / que en el pálido horizonte / tal vez del cielo parecen / fantásticos resplandores». (El Rey Monje, IV, 1, 2).