141
Su quest'aspetto della versificazione romantica, v. PEERS, op. cit., I, pp. 393 sgg.
142
Quest'innovazione venne curiosamente rimproverata a Bretón dal recensore delle Cartas Españolas (Carnerero, è da supporre), il quale trovava che l'idea era menos aventajada del consueto monologo esplicativo (IV, 33, del 5-1-1832, p. 25).
143
Ibidem.
144
Don Martín è l'unico che non ci faccia brutta figura, forse perché in lui Bretón aveva inteso rappresentare l'amico Patricio de la Escosura, secondo quanto è riferito da GALDÓS in Mendizábal (v. Obras, cit., II, pp. 465-466).
145
Oltre ai casi citati, altri spunti pertinenti al tema compaiono qua e là: cfr., p. es., I, 4, dove Juliana invita Amadeo a dichiararsi, «porque mentales amores / ya de este siglo no son», mentre egli la supplica di presentare la dichiarazione in nome suo; II, 1, dove Marcela deride Martín che pone sullo stesso piano, nella conversazione, i complimenti amorosi, le chiacchiere sul reggimento ecc.; per non parlare di Don Timoteo che riempie di sinonimi ogni suo discorso.
146
Obras escogidas, p. XVIII.
147
In Rev. Esp. del 29-12-1833, ora in BAE CXXVII, pp. 327 sgg.
148
Cfr. I, 4, p. 197 b: «Pasteleros... / Retrógrados, fusionistas... / estafadores del pueblo... / Francmasones... jacobinos, / herejes.... traidores..., negros....»: sono gli insulti che anonimi inviano al giornale. Interessante, in questo quadro, anche una lettera, parimenti anonima, di un carlista, la quale contiene una croce, una forca e la scritta: «¡Viva Carlos Quinto!».
149
El Español dell'8-7-1836, ora in BAE CXXVIII, p. 263. Secondo il LE GENTIL, Bretón, che già aveva maltrattato Larra in Me voy de Madrid, ripeté i suoi attacchi in La redacción de un periódico (op. cit., p. 34).Certo è che Larra non dovette rendersene conto se, nella recensione ora citata, sosteneva, fra l'altro: «sabemos que el señor Bretón no ha tratado de ofender a nadie».
150
Ebbe due rappresentazioni nell'ottobre e due nel novembre del 1838, poi scomparve dalle scene.