1
Cfr. R. ANDIOC, Teatro y sociedad en el Madrid del siglo XVIII, Madrid, Fundación J. March/Castalia, 1976, soprattutto il cap. II. Sull'affinità fra comedias de magia e de santos, v. il cap. IV. Sulla definizione di comedias de teatro proposta da Luzan, Cfr. J. Caro Baroja, Teatro popular y magia, Madrid, Rev. de Oca, 1974, p. 53. Il termine subirà qualche variazione dopo la riforma del 1767: Cfr. E. Cotarelo, M.ªa del Rosario Fernández. La Tirana, Madrid, Suc. Rivadeneyra, 1897, p. 20.
2
Si tratta peraltro di una tendenza comune al pubblico più sprovveduto di ogni tempo. Cfr., al riguardo, H. A. Rennert, The Spanish Stage in the time of Lope de Vega, New York, Hisp. Society, 1909, pp. 96-97, dove sono riportate e commentate le lamentele che già esprimeva Lope nel 1623.
3
Cfr. W. T. SHOEMAKER, Los escenarios múltiples en el teatro español de los siglos XV y XVI, in «Est. Escénicos», II (1957), pp. 26-27 e 45 sgg..
4
O. ARRÓNIZ, Teatros y escenarios del siglo de Oro, Madrid, Gredos, 1977, pp. 186 e 207.
5
Cfr. J. MUÑOZ MORILLEJO, Escenografía española, Madrid, Blass, 1923, p. 28.
6
Lettere inedite di Baccio del Bianco, a cura di M. Bacci, in «Paragone», N. S., XIV, n. 157 (1963), pp. 68 sgg.
7
Cfr. AMADOR DE VERA y SANTA-CLARA (pseudonimo di IRIARTE), Los literatos en Quaresma, Madrid, s.d. (ma. 1773), p. 42, dove le cadute degli attori sono presentate come un'alternativa ai prodigi delle commedie di magia.
8
Sul tema e sulla sua diffusione, Cfr. M. T. GATTANEO, La durata dell'illusione, in «Actas del Coloquio Teoría y realidad en el teatro del siglo de Oro», Roma, 1981, pp. 421 sgg.
9
L'accostamento delle due zone compariva già nella III parte di Vayalarde, anche se non veniva sfruttato così abilmente come nel Brocario.
10
Non si tratta naturalmente di una novità in senso assoluto, poiché il motivo era già comparso nel teatro del siglo de Oro, in Rojas Zorrilla Lo que quería ver el Marqués de Villena) e nello stesso Calderón (El jardín de Falerina).