11
Che equivale ai
tre piani evocati dalla battuta del gracioso: quello del pubblico, naturalmente,
e i due che derivano dallo sdoppiamento del'attante in attore e
personaggio. Un caso speciale è quello del Mágico Brocario, in cui
l'esperimento magico che ne è alla base dura tre giorni, che
coincidono perfettamente con i tre atti, come l'autore si preoccupa
più volte di avvertire. Anzi, al termine del I atto,
è impiegato il termine jornada, chiaramente allusivo: «de este camino tienes /
ya la jornada primera»
.
12
Teatro y sociedad,
cit. p.
35:, «Lo que parte de
la asistencia parece, pues, exigir al teatro, es que sea un
espectáculo en el sentido etimológico de la palabra,
y si es posible, un espectáculo completo, susceptible no
sólo de embelesar la vista y el oído, sino
también de divertir por la
polivalencia».
13
Si confronti
invece Hado y divisa
de Leonido y Marfisa, alla fine dell'atto I: qui Megera
impartisce, cantando, analoghi ordini agli elementi: «Gima a temblores
la tierra... Gire a cometas el fuego... Asombre a embates el
agua»
, ecc. Secondo la relazione che
accompagna l'opera nel manoscritto da cui è stato tratto il
testo riprodotto nella B.A.E. (vol.
XIV), l'effetto dell'incantesimo era sì immediato, ma non
simultaneo. È detto infatti: «Habiendo cantado Megera
estos versos, se obscureció impensadamente el teatro, cuya
novedad creció a susto con el ruido de truenos que le
siguió, ecc.»
. Ancora una volta, il
teatro di magia settecentesco sviluppa sino alle estreme
conseguenze le premesse calderoniane.
14
Motivo di origine
calderoniana che tuttavia, in La fiera, el rayo, la piedra, nasce da motivazioni
più profonde (che peraltro provenivano a Calderón dal
mito stesso). In questa commedia Anajarte è, per la sua
freddezza (per la pena del contrappasso, dunque) convertita in
statua, mentre una statua, di cui si è innamorato lo
scultore Pigmaleón, quasi si sciogliesse al calore
dell'amore, diviene donna. Questo fondo allegorico e moraleggiante
riaffiora in qualche commedia di magia settecentesca; per esempio,
nel Mágico
Federico, all'apparizione di statue con le stesse fattezze
di alcuni personaggi viene attribuito un significato per l'appunto
didattico-allegorico: Octavia, è detto, sarà «estatua en la
resistencia»
, Liviero «será
Mármol que los Golpes / de tu furor no le
hieran»
ecc. (p. 269). Nel jardín de Falerina la
trattazione è invece quella consueta del giardino
incantato.
15
Un processo di animazione si verifica anche in molti altri casi: per esempio, nel Cristo che si inclina al termine della II parte di Vayalarde, nelle semidee dell'Ilustre Pescador che compaiono entro cornici dorate come «retratos vivos», ecc.
16
I, pag. 246 b.
17
Il CARO BAROJA,
op.
cit., pp. 53-54,
ricorda che già Luzan sottolineava e censurava, come tipico
di queste «comedias que
llaman de teatro»
, «el mudar de escenas,
haciendo como por vía de encanto, que desaparezca lo que era
la sala, y aparezca en su lugar un jardín, y luego el
jardín se transforme en un gabinete, y este después
en una playa con vista de mar y armada naval: todas las cuales son
metamorfosis un poco extravagantes, y que hacen mucha violencia al
entendimiento y a la imaginación»
(Poét., LII, 7).
18
Salvo capì
meglio di altri quello spirito nuovo che, grazie all'opera degli
italiani (soprattutto grazie all'introduzione della cosiddetta
«scatola ottica») aveva pervaso il teatro,
trasformandolo, come asserisce il Duvignard, «en el lugar de una
vision mágica donde la profundidad se une a la maquinaria
para desplazar al espectador y situarle frente a un mundo
traspuesto que se afirma más verdadero que el mundo
más real»
; quel teatro in cui,
sostiene ancora il Duvignard,
«la mecánica sirve
primero para crear espejismos, para exaltar sistemáticamente
a la magia»
(J. DUVIGNARD, Sociología del teatro
[trad. sp.], México, Fondo de
Cult. econ., 1966, pp. 218 e 234). Logicamente, la magia di cui tratta
lo studioso è da accogliersi in un'accezione più
ampia, ma il principio è ugualmente applicabile al caso
particolare di Salvo y Vela. Sull'originalità di Salvo, v.
CARO BAROJA, op. cit.,
p. 92.
19
Cfr. O. ARRÓNIZ, op. cit., p. 170.
20
Vale forse la pena
trascrivere la curiosa didascalia, la quale precisa: «un conejo vivo
q estará atado con un cordel
pa
q no baya y sirva otro día»
(p. 93 b).